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Se volessimo
dare un’immagine della Liguria a fine ‘700, questa
affermazione del Ferrari è categorica. Come abbiamo già
detto: le coltivazioni degli agrumi ha caratterizzato
l'economia agraria non solo di Sanremo nel Ponente, ma
anche Rapallo nel Levante. In comune le due città, a
causa degli orti irrigui, in cui si coltivava i limone
furono selvaggiamente distrutti erigendo palazzi, tanto
che per dire che una città aveva una giungla di cemento
si coniò il verbo: "Rapalizzare", Sanremo non ha avuto
questo onore, ma come cementificazione supera Rapallo.
Come dicevamo i metodi di cultura differivano tra
Sanremo e Rapallo, nel Ponente, gli agricoltori erano
spesso portati alla monocultura, nel Levante si tendeva
alla promiscuità delle piantagioni.
Il punto basilare era l'irrigazione, nel Ponente le
lunghi estate sono caratterizzate dalla siccità, tanto
da indurre le autorità locali a varare vere e proprie
leggi "aighe in deveu", dove faceva fede i tocchi
del campanile di San Siro che emetteva anche i quarti
d'ora, anche di notte, tutto ciò per impedirne lo
spreco. Assai diversa era la situazione in quello di
Rapallo, in cui, maggiore piovosità con effetto benefico
sulle coltivazioni.
Se i limoni erano piccoli non erano commerciabili,
venivano torchiati per estrarre "l'agru" che
serviva per fissare la tintura alla lana e alle stoffe.
Sanremo e Rapallo, nonostante l'incontrastato dominio
nel ‘600 e ‘700, esistevano altri centri di produzione.
Nel levante la documentazione catastale del ‘600
dimostra che le piantagioni di agrumi erano
discretamente diffuse nell'ambito del classico sistema
della coltura promiscua, anche se non davano origine ad
alcuna forma di organizzazione di tipo collettivo, come
si era affermato a Sanremo, il comune gestiva la
raccolta, la cernita sino alla vendita, tutto il
prodotto veniva messo all'incanto dal Comune e la
commercializzazione era "statalizzata" il proprietario
non li poteva neanche raccogliere. Pensava tutto il
Comune, doveva solo innaffiare, concimare ed intascare i
soldi.
Il comune a sua volta li vendeva all'asta, essendo
"l'unico produttore", non aveva concorrenti, i prezzi
salivano a favore dei contadini e delle entrate fiscali.
Sistema che per secoli fece la fortuna di Sanremo. Nel
1662 Sanremo produceva da 20 a 25.000.000 milioni di
limoni. In un su secondo volume saremmo in grado di
darvi la raccolta appezzamento per appezzamento della
quantità delle piante e dei limoni raccolti. L'anno di
grazia e il 1756. Sanremo da solo aveva dai 40.000 ai
50.000 piante.
Interessante sapere che i limoni di qualità "bignetta"
erano ricercati per la maggior quantità di "Agro" e
soprattutto perché non ammuffivano
durante il trasporto, quest'ultimo pregio è dovuto a
fatti climatici locali, i limoni sanremesi ancora oggi
raggrinziscono, ma non ammuffiscono.
La maggior produzione era Sanremo e Bordighera e
Ventimiglia. La città di Ventimiglia la coltivazione
degli agrumi ha raggiunto il massimo sviluppo a metà
dell’800. Nell’ 1880 la raccolta dei limoni ammontava a
3.000.000 di pezzi. Ospedaletti sino al 1880 produceva
2.000.000 di limoni.
Bordighera, nel 1776, copiando gli Statuti di Sanremo,
si da una regolamentazione sulla coltura dei limoni, una
conferma che il metodo sanremasco è valido, sfido io ha
quattro secoli di esperienza! Al giorno d’oggi le nostre
leggi durano dal sorgere dal tramonto del sole e
soprattutto non producono ricchezza!
A Mentone, città del Ponente a tutti gli effetti, anche
se sotto dominazione straniera per baratto! La cultura
de limone inizia solo nel XVI secolo e la
commercializzazione nel XVII secolo, I rapporti tra i
Gismondi e Mentone sono numerosi per acquisti e
spedizioni di limoni. Basti pensare che, per la festa
dei citrones a Mentone inviava limoni. Anche Monaco
aveva rapporti con il "u Lundrin" sto
ricercandoli, spero di trovarli presto.
Nizza, Ponentina a causa del gaglioffo di Cavour che per
liberare la Lombardia vende estremo lembo d'Italia, come
merce o schiavi da barattare! Gli agrumi si coltivavano
dal 1336, in particolare gli aranci chiamati "Passa
bei", gli agrumeti irrigati del Vara, producevano frutti
giganteschi.
Infine Vallebona, sul finire del ‘800 si era
specializzata non a vendere i limoni, ma a
commercializzare i fiori di limoni per confezionare i
bouquet per le spose, la città che intratteneva il
commercio di fiori di limoni era Roma. Anche questa
tradizione si è persa. Come afferma Cicerone chi non sa
la storia almeno di 200 anni della propria città è come
un bambino, non capisce niente della sua città e della
vita. |